Transjob > Risorse > Un po' di storia
Secondo il mito, la storia della traduzione inizia con il crollo della Torre di Babele, avvenimento che simboleggia la fine dell'unità linguistica universale. Tra realtà storica e mitologia, risulta in ogni caso innegabile che le origini della traduzione siano molto antiche, dal momento che i popoli hanno dovuto ricorrervi ogni qualvolta si sono trovati a dover comunicare in forma scritta con etnie di lingue diverse.
Diverse fonti testimoniano l'esistenza della professione di traduttore già nell'antico Egitto e in Mesopotamia, a partire dal 3000 a.C.: non soltanto se ne parla in alcune leggende, ma importanti scavi archeologici hanno permesso di ritrovare vere e proprie grammatiche e glossari multilingua, incisi su tavolette di argilla. Il mestiere di traduttore è esercitato dagli scribi, ed è legato principalmente a funzioni ufficiali o amministrative.
La Bibbia è una delle prime opere letterarie sottoposte a traduzione: nel 385 d.C., Papa Damaso affida a San Gerolamo il compito di realizzarne una nuova versione latina. Il Santo lavora a questa traduzione dai testi in ebraico e in greco fino alla sua morte, avvenuta nel 420 d.C. Per molti secoli la Vulgata è considerata una delle migliori traduzioni della Bibbia, e quest'opera vale a San Gerolamo il titolo di Patrono dei traduttori, che si festeggia il 30 settembre.
Alla morte di Maometto, nel 632, con l'espansione dell'Islam gli Arabi diventano i principali depositari del sapere occidentale. Dopo la caduta di Roma, moltissime opere e documenti sono ormai perduti, e soltanto Bisanzio offre un certo respiro culturale. Assetati di conoscenza, gli Arabi svolgono un'attività di traduzione enorme a partire da opere greche e latine, integrandole con le proprie conoscenze scientifiche; fondano scuole di traduzione e biblioteche a Bagdad e a Cordova. Grazie agli Arabi, il sapere dell'antichità è potuto sopravvivere alle invasioni barbariche.
Nel XII secolo, Cordova e Toledo ritornano nelle mani dei Cristiani. Si riaccende il fervore della traduzione, ma questa volta dall'arabo e dagli originali greci verso il latino, poi verso la lingua volgare di ciascun Paese. Nei secoli che seguono, i monaci svolgono un ruolo essenziale non solo come copisti, bensì anche come traduttori.
La riscoperta della cultura classica e lo sviluppo della stampa generano un'entusiasmo senza precedenti: si traduce da Omero, Aristotele, Virgilio, e da molti altri autori. È l'epoca delle cosiddette «Belles Infidèles», testi classici più «adattati» che tradotti, rimaneggiati ad hoc per produrre opere conformi alla moda del tempo. In quest'epoca nasce il verbo tradurre, dal latino «condurre attraverso», che indica il passaggio di un testo da una lingua in un'altra: questo nuovo termine sostituisce il verbo traslare.
La Rivoluzione Industriale e l'Illuminismo vedono il proliferare di traduzioni di tutti i generi: non sono letterarie, sia antiche sia contemporanee, ma anche traduzioni tecniche e scientifiche. Iniziano a essere pubblicati numerosi dizionari, mono- o multilingua, generici o specializzati.
Il XX secolo è trascorso all'insegna del progresso tecnologico. L'avvento dell'informatica ha apportato cambiamenti senza precedenti al mestiere del traduttore. Ormai il computer è lo strumento di lavoro per eccellenza dei traduttori, e pochi riescono a farne a meno, perché Internet e la digitalizzazione consentono la diffusione e la consultazione su larga scala delle risorse terminologiche.
A oggi i traduttori professionisti si contano a migliaia. La mondializzazione ha incrementato la domanda di traduzioni in modo esponenziale, soprattutto nei settori tecnici e amministrativi: si può affermare che la professione di traduttore è decisamente una delle più richieste.